Quando essere una expat diventa un problema

Quando essere una expat diventa un problema, ma si puà risalire

Se fisso i mie ricordi sulla carta, è soprattutto perché non si perdano (in me) minuti d’oro, ore che risplendono come soli nel cielo tumultuoso e immenso che è la memoria. Cose che sono anche, con il resto, la mia vita

Ci sono frattempi, alle volte, che non sono necessariamente felici. Ci sono frattempi che capitano per costrizione, per dovere, per necessità e per paura.

Un frattempo di questo tipo è Lisbona, adesso! Attenzione! Adoro questa città, da morire! La sua anima sognante mi riempie il cuore di gioia. Il suo motore veramente acceso mi fa credere che qualcosa di bello, prima o poi, debba succedere. I suoi colori, ogni giorno diversi, mi fanno sperare in un futuro roseo. Ma nonostante questo per me Lisbona attualmente rappresenta una fase di transizione. Una fase di passaggio obbligatoria perché nel mio paese tutto è bloccato. Un “incidente” di percorso necessario ma chiaramente non voluto.

Ho mollato la mia terra natale, la mia famiglia, i miei amici e una pseudo relazione sul nascere nel giro di 10 giorni. Ho fatto le corse fisicamente, burocraticamente, mentalmente e lavorativamente. E, nonostante le difficoltà iniziali, per un periodo ho pensato veramente di aver trovato “il mio luogo”, ma giorno dopo giorno questa convinzione si è sgretolata rapidamente fino a volare via! Sono rimasti pochi, pochissimi granelli di polvere e che tengo stretti quasi a farmi sanguinare le mani per evitare di cadere io stessa in un baratro insormontabile.

Il non trovare un lavoro in Italia mi ha fatto sentire in dovere di espatriare per avere la possibilità di costruirmi un futuro più o meno decente. Ma la verità è che io, fin dal principio, non ero convinta di voler fare questo salto nel vuoto.

Infatti, con l’inizio del nuovo anno ho cominciato a scontrarmi con me stessa e con il mio vivere in una fase precaria e insoddisfacente da ogni punto di vista e che, purtroppo, online debbo tacere.

Insomma,un passo dopo l’altro ho perso veramente il controllo di me stessa, della mia vita, degli obiettivi, del mio benessere, dei rapporti con le persone! Ho quasi visto svanire davvero il lume della ragione sulla mia esistenza.

Quando essere una expat diventa un problema, tristezza mode on
Allegria portami via

Ho cominciato a stressarmi. Le prime avvisaglie dello stress le ho avute con le bolle che mi sono venute in faccia, manco avessi 14 anni! Poi i capelli a cadere come fossero una cascata. Poi a digrignare i denti con conseguenti mal di testa che mamma mia come ho fatto a resistere. Poi lo stomaco chiuso, i chili persi, il sorriso che andava a svanire e la confusione! Una confusione che non ho saputo gestire e che mi ha fatto fare una milionata di stupidaggini di cui mi pento ogni giorno.

Se dovessi rispondere alla domanda “come ti senti?”, la risposta sarebbe “in una stanza buia di due metri quadrati e senza via d’uscita. Con le pareti spalmate addosso e il soffitto che cala sopra alla mia testa millimetro dopo millimetro”.

Mi sento così e mi ci sento da un bel po’. E qua non c’è la mia amica con cui parlarne. Qua non c’è l’amico “cazzone” che ti viene a prendere e ti porta a fare due risate. Qua non c’è la mamma che per coccolarti sale su un treno e ti viene a trovare.

Qua ci sono solo io e persone che conosco appena e alle quali voglio risparmiare questi mostri che si prendono gioco di me.

Perché sì! Io sono quel tipo di persona che quando non sta bene con se stessa mette in discussione qualsiasi cosa del proprio essere. Ma la mette in discussione così tanto che, anche in questo caso, perde quasi completamente la capacità di ragionamento e vede cose negative che addirittura manco esistono.

E via a sentirmi inadeguata, e via a peggiorare lo stress, e via a far esplodere senza controllo ogni mia vulnerabilità.

Stamattina mi sono svegliata di botto alle 5:00. Per quale motivo?! Non lo so manco io. Mi sono alzata dal letto perché avevo la tachicardia. Io avevo la tachicardia? Cioè, davvero io avevo la tachicardia? Io???? Che non so manco da lontano cosa si provi quando si ha l’ansia (e per fortuna, direi!)? E la cosa assurda è che non mi sento manco nella posizione di poterlo dire e lo sapete perché?! Perché nella vita ho fatto l’errore di studiare psicologia! E quando provo anche solo a bassa voce a dire come mi sento la risposta che mi viene data nel 99% dei casi è: “ma scusa, sei psicologa possibile che ti fai prendere da queste cose?!”.

Come se chi ha studiato psicologia non avesse una vita di alti e bassi come gli altri. Come se chi ha studiato psicologia non incontrasse mai difficoltà. Come se chi ha studiato psicologia avesse una bacchetta magica miracolosa. Come se chi ha studiato psicologia non avesse il diritto di essere vulnerabile. ECCACCHIO!!!!

Quando essere una expat diventa un problema, bene bene e male male
La faccia più bella che ho potuto fare in questi giorni

E allora lì che rimugini su quanto la tua vita faccia schifo, su quanto tu non abbia nemmeno il coraggio di guardarti più allo specchio perché ‘sto stress ti ha imbruttita a bestia, su quanto tu abbia millemila idee per la testa e la totale conoscenza di ciò che ti piacerebbe fare, ma quanto allo stesso tempo tu non abbia più minimamente risorse per provarci, anche solo da lontano.

Perché ti sei fatto mangiare vivo da una macchina chiamata lavoro. Perché hai dedicato tutte le tue energie a questo perdendo completamente te stessa e senza avere un minimo di gratificazione. Perché ti sei fatta vincere dal senso del dovere per un lavoro che ti fa pure cagare. Perché hai corso il rischio sbagliato e ora ti senti totalmente terrorizzato all’idea di provarne a correre un altro. E allora diventa tutto molto più grosso di quanto è. Molto più difficile e complicato. 

Molto più rassegnata! E quanto è brutta la rassegnazione!

Poi destino ha voluto che Memorie di una Vagina pubblicasse proprio oggi un post bellissimo che trovate qui. Timori che condivido con lei. L’unico che non condivido pienamente è quello dei chili di troppo. Ma solo perché io ne ho troppi pochi al momento, e invece di vedere la pancia flaccida vedo due gambe che mi mettono paura. Ma ad ogni modo la prova costume quest’anno la soffro pure io.

I suoi demoni assalgono anche me e proprio in questo periodo di primavera. Impulsi incontrollabili con cui nemmeno io riesco a fare pace, ma che so perfettamente che devo buttare dietro alla schiena. Io leggevo Memorie di una Vagina e nel frattempo era come se mi guardassi allo specchio.

Ed è stato grazie a questa lettura che ho deciso di scrivere questo post. Un post decisamente diverso rispetto al mio solito. Un viaggio mentale. Un viaggio dentro di me. Un viaggio di cui, probabilmente, ad alcuni di voi non fregherà un bel niente ma che a me sta facendo molto, molto, molto bene! Un viaggio a BRACCETTO CON LO STRESS che spero possa essere utile a chi si trova incastrato in una realtà che non gli piace. Un post che mi auguro possa essere di stimolo per chi è in crisi con se stesso e con lo stress. Un post di cui non me ne frega nulla della SEO. Un post per cui probabilmente perderò 10 like su facebook ma onestamente poco mi interessa. Un post per cui molti  di voi penseranno che sono matta, mentre io mi sento solo molto onesta con me stessa e con voi. E tutto questo grazie a Memorie di una Vagina.

La verità è che da qualche parte bisogna pure cominciare per risalire. E soprattutto è fondamentale sapere che se fino ad ora le modalità utilizzate per riprendersi non sono mai state così “fruttuose”, è giunto il momento di cambiarle per avere dei risultati. E allora TAAACCC che urlo al mondo e agli sconosciuti quanto sto frustrata da gennaio a questa parte! E allora TAAAAACCC che scrollo le spalle e accenno un sorriso. E allora TAAAAC che torno a casa con le idee più chiare sul mio futuro che, ahimè, non sarà di certo qui. E allora TAAAAC che decido di fare qualcosa di nuovo per sentirmi meglio!!!

Quando essere una expat diventa un problema, Lisbona al tramonto
Lisbona vista dal tetto di casa

La finestra di casa mia a Lisbona si affaccia sul tetto. Una vista meravigliosa e che toglio il fiato. Ogni persona che passa da qui scavalca la stessa finestra per andare a vedere il panorama incantevole in maniera più chiara. Io non lo avevo ancora mia fatto. Forse perché non ho mai vissuto felicemente il fatto di essermi trasferita qui. Forse perché mi sembrava di “concedermi” ancor di più a una realtà che mi sta massacrando. Forse perché avevo paura di innamorarmene e non trovare più il coraggio di andarmene.

Ma oggi è andata così: sono entrata in casa, ho aperto la porta della cucina, ho preso una birra in frigo, ho guardato fuori, mi è venuta voglia di scavalcare e, per la prima volta, lo ho fatto. Per la prima volta mi sono seduta  sul tetto in compagnia della birra e di questa canzone- che non ho idea di cosa dica perché è in islandese, ma alle volte serve non capire nulla e lasciarsi trasportare solo dall’atmosfera-:

Ho Pianto! Ho pianto come non facevo dal 1994 quando Baggio sbagliò il rigore al mondiale. Ho pianto a singhiozzi come fossi una bambina a cui avevano rubato la cioccolata. Ho pianto a fiotti di fronte allo spettacolo che mi stava offrendo Lisbona. Ho pianto quasi urlando fino al minuto 04:41 di questo pezzo. Momento in cui la canzone ha cambiato ritmo e lì ho cominciato, finalmente, a ridere.

Ho riso così tanto da sentire dolore agli addominali. Ho riso con le lacrime agli occhi guardando le immagini finali di questo splendido video e assorbendo tutta la voglia di libertà e di vivere che le sequenze regalano, mentre di fronte a me il sole tramontava e la città lentamente di spegneva.

Ho risentito in me l’entusiasmo di quei bambini che ignari di cosa siano le scelte e le responsibilità sanno ancora godersi la vita. Ho rivisto e guardato in faccia la bambina che è in me e tutti i progetti che aveva. Ho rivisto quella ragazzina che le vulnerabilità non le temeva così tanto e che non aveva alcuna preoccupazione di correre rischi, anzi li bramava.

Ho affrontato i miei demoni e adesso sono sicuramente più consapevole che le mie debolezze le devo far uscire in maniera” delicata” senza che prendano il totale controllo di me. Che il senso del dovere, quando fa stare male, è solo nocivo. Che il fatto che io stia passando un periodaccio non mi renda un mostro agli occhi degli altri. Che qualcosa di buono in me c’è. Che lo stress è una brutta bestia per davvero, e che alle volte è anche contagioso, ma nonostante questo  si può imparare a controllarlo ed anche eliminarlo.

E con questo non voglio dire che tra poco andrò a dormire e domani mi sveglierò e sarà tutto brillantemente risolto!No, ho un sacco di cose da sistemare, situazioni da risolvere e relazioni da recuperare. Ho una vita da ricominciare, una vita che mi porterà lontano da qui . Una vita da iniziare a pianificare almeno un po’. Ho tutti gli strascichi di questo periodo da ripulire. Ma è un inizio, adesso siamo di nuovo ad un inizio ed in fondo è quello che conta al momento.

Alla prossima e grazie Memorie di una Vagina 😘

 

4 Risposte a “Quando essere una expat diventa un problema”

  1. Sere ti adoro, che parole profonde ho letto, dall’analisi però lasciati dire che si vede che sei psicologa 😉 Ora ammiro ancor di più il tuo coraggio nel partire, e nel rimanere ancora a Lisbona nonostante tutto quello che ti ribolliva in testa! Ora stappo una birra alla tua ritrovata strada per la serenità! Un abbraccio!

    1. Grazie Anna 🙂 dolcissima come al solito. Un abbraccio a te :*

  2. Che bella riflessione, così coinvolgente, così sincera e precisa che è impossibile non rivedersi almeno in qualche dettaglio. Ti ringrazio, perché ti sei aperta e hai dato a me e ai lettori del tuo blog un tassello in più. Ti sei fatta conoscere per quello che sei, quello che siamo tutti: degli esseri umani che a tentativi più o meno riusciti cercano la loro strada nel mondo. Continua a piangere e a ridere pochi secondi dopo, ma non lasciare che le emozioni ti lascino indifferente: quella sarebbe la vera sconfitta! Un abbraccio e un “in bocca al lupo”!

    1. Ciao Raf e grazie! Mi hai fatto fare un mega sorriso commosso e ne avevo proprio bisogno 🙂

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: