Gerusalemme vista da una non credente

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Vi sembrerà strano, ma Gerusalemme non era una città che intendevo visitare. O meglio, sapevo che prima o poi ci sarei andata, ma non pensavo che sarebbe accaduto così presto. Il motivo preciso per cui non avevo questa voglia non ve lo so spiegare. Immagino che fosse legato un po’ alla questione israeliana (che comunque non intendo approfondire perché non è questa la sede), e un po’ anche per motivi di fede religiosa: essendo io una non credente Gerusalemme non era nelle prime posizioni della mia lista dei desideri. Fatto sta che è capitata l’occasione di andarci come coordinatrice di un viaggio organizzato da BHS Travel Advisor e vi dirò…ho scoperto una città eccezionale e che, in qualche modo, ha fatto vibrare il cuore e smuovere lo stomaco anche a me. Tuttavia, non mi ha lasciato sensazioni positive. O meglio, è bella vera, come poche altre città al mondo, ma nonostante questo non ha conquistato la mia anima. Perché? Provo subito a spiegarvi cos’è Gerusalemme dal punto di vista di una non credente. Anche se, ci tengo a precisare, è solo il mio pensiero e non di certo universale.

L’accoglienza di Gerusalemme per una non credente

“Non percepire spiritualità e non avvertire sensazioni forti è praticamente impossibile in questo posto che viene considerato l’ombelico del mondo.” Così mi avevano detto, ma io ero piuttosto scettica e non appena arrivata ho confermato subito questa mia sensazione anche a causa del frustrante impatto con cui la città si è presentata. Già, perché questo luogo è caos puro: traffico, clacson perenni, fiumi di persone e molto altro. Insomma, non mi stava proprio convincendo, in più l’accoglienza non mi stava aiutando e…ecco, mi sentivo davvero “non predisposta”. Eppure Gerusalemme piano piano si è “spogliata” lasciandomi scoprire un’apparente convivenza pacifica di diverse religioni. Sono 3, infatti, le fedi per cui Gerusalemme è considerata città Santa: Ebraismo, Cristianesimo e Islam. Sì, idealmente questa città vorrebbe essere il luogo di pace e di incontro tra Occidente e Oriente e in, qualche modo, il credente si identifica fortemente in questa visione che, nei fatti, è totalmente utopistica (per lo meno allo stato attuale).

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Osservando Gerusalemme

Eppure Lei riesce a far cadere (almeno inizialmente) chiunque in questa “trappola” a prescindere dal sesso, dal credo e dal rango sociale. Ma lo volete sapere cosa ho veramente capito? Che non basterebbe un’esistenza intera per comprendere a fondo i diversi universi di Gerusalemme! Esatto, avete letto benissimo! I vari e differenti universi della città Santa che esistono, si diramano, convivono parallelamente e, alle volte, si scontrano creando catastrofi. Avete ragione, sto complicando troppo le cose, ma credetemi, è uno dei blog post più ardui che io abbia scritto fino ad ora.

Addentrandosi nella città vecchia di Gerusalemme

E’ proprio qui che coabitano 4 diverse realtà, e lo fanno in uno spazio davvero minuscolo, ma di una bellezza inquantificabile. Stiamo parlando di circa 1 chilometro quadrato circondato da mura in cui camminano fianco a fianco le tre religioni di cui ho parlato sopra. Uno spazio vitale che quasi toglie il fiato anche alle persone che condividono la stessa identica cultura e i medesimi valori. E tu di primo impatto pensi sia sorprendente tutto ciò, considerando che all’interno delle 3 grandi religioni monoteiste ci sono altrettante minoranze. Ma come vi ho detto sopra, apparentemente tutto sembra essere adornato di rispetto e convivialità, ma nei fatti non è propriamente così.

Il quartiere Armeno: il lato positivo

Sono entrata nel centro storico di Gerusalemme tramite la Porta di Jaffa che mi ha introdotta direttamente nel rione Armeno. Gli Armeni sono stati il primo popolo a riconoscere il cristianesimo come la loro religione principale. Eppure qui vivono appena in 2000. Infatti, questa area della città vecchia può essere considerata la più tranquilla delle 4 esistenti. Impressionante come solo mettendo piede nella prima zona ci si senta subito in un’altra città con una sua propria ed unica identità.

Questo quartiere è uno spaccato reale della quotidianità armena. C’è la scuola per questo popolo, le loro chiese, una clinica, un edificio postale, e così via! Sembra davvero di essere in un paesino con le sue proprie e uniche tradizioni che però è relegato nell’angolo di una regione di 1000 metri di larghezza. Vi giuro, un effetto davvero assurdo.

Dal punto di vista delle attrazioni turistiche tutto gira intorno alle Chiese che sono le più antiche di tutta Gerusalemme, tra cui la Cattedrale di San Giacomo e la Cappella di San Marco.

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All’interno del Quartiere Armeno

Il quartiere Armeno: il lato negativo

Come vi ho accennato sono qui per parlarvi di Gerusalemme dal punto di vista di una non credente, per cui non posso esimermi dal raccontarvi anche quello che mi ha, in qualche maniera, creato sensazioni negative.

Partiamo dal presupposto che non tutto è visitabile, a meno che non si venga accompagnati da un sacerdote armeno o da un membro della comunità. Ma oltre a questo, si percepisce subito la storia di sofferenza che ha caratterizzato questa etnia. Passeggiando tra gli edifici in pietra bianchi e le belle ceramiche prodotte da questo popolo è inevitabile cominciarsi a domandare il motivo per cui gli armeni abbiano deciso di confinarsi in una ambiente così minuto e perché abbiano tutto (e dico TUTTO) in uno spazio al limite della sopravvivenza. E ti rendi conto che la risposta è semplice: loro non vogliono avere interferenze dall’esterno. Vogliono proteggere in maniera quasi viscerale la loro identità perché, in fondo, la loro storia gli ha insegnato la paura dell’altro. E io mi chiedo: è davvero questo il principio di base su cui si fonda il Cristianesimo? Ma soprattutto, se Gerusalemme è la città sacra per eccellenza per quale motivo devono esistere ancora queste forme di intolleranza?

Il quartiere ebraico: il lato positivo

In men che non si dica ti ritrovi nel quartiere ebraico con tanto di stupore e incredulità. Dal rione precedente a questo c’è un passaggio tanto invisibile quanto evidente tra 2 dei vari universi di cui è composta Gerusalemme. E te ne accorgi che hai varcato la soglia di un’altra realtà per vari motivi:

  • La struttura del quartiere con una piazza centrale ed edifici in stile più moderno (ma sempre in pietra bianca);
  • I metal detector. Eh sì! Al plurale;
  • Uomini con lunghe barbe, kippah e vestiti che arrivano fino ai piedi e neri;
  • Donne con foulard, cappelli e in alcuni casi parrucche;

Il Muro del Pianto

Senza ombra di dubbio l’attrazione principale che si trova in questa zona è il Muro del Pianto (o Muro Occidentale). Ha ben 2000 anni ed è il luogo più sacro in assoluto per gli ebrei. Il Muro è aperto a tutti ed è un viavai continuo di fedeli e non che lo raggiungono, lo toccano e pregano con tutto il corpo in una sorta di danza oscillatoria. Mi sono avvicinata anche io, con tanto di fogliettino con preghiera (di mia mamma, ovviamente) da infilare nelle fessure delle pietre come vuole la tradizione, e lo ho anche sfiorato. Ho avvertito una sensazione forte, un piacevole pugno allo stomaco. E’ come se il luogo sia protetto da una capsula magica. Si crea, infatti, uno strano silenzio nonostante le miriadi di persone. Si sente un sottofondo leggero di componimenti liturgici che ti catapulta in uno stato quasi ipnotico. E poi lo tocchi e quel colpo non doloroso che avevi sentito al ventre sale con forza alla gola per fuoriuscire in commozione. Da provare e da vivere rispettando, chiaramente, il credo e le usanze altrui.

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Il Muro del Pianto

Il quartiere ebraico: il lato negativo

Unico per davvero! E non lo scrivo per usare un aggettivo che catturi l’attenzione, lo dico perché di primo impatto è tutto troppo mistico da essere spiegato a parole! Tuttavia, io sono una non credente e Gerusalemme vista da me assume anche tante sfaccettature amare.

Dopo aver sperimentato la forte emozione del tocco del Muro ho cominciato a osservarlo per bene. Mi è saltata subito all’occhio (anche perché è davvero impossibile non notarlo) la netta divisione che c’è tra uomini e donne. Intendo che il Muro Occidentale è diviso in due sezioni, una dove possono andare a pregare gli uomini, un ‘altra dove, invece, possono farlo le donne. Inutile dire che la parte maschile è molto, ma molto più grande di quella destinata alle femmine. Già questo mi ha fatto porre una serie di domande sulla considerazione del gentil sesso da parte di questa fede religiosa e che mi ha lasciata nettamente scossa. Mi sono poi rivenute in mente una serie di notizie che avevo letto nei mesi precedenti e che ho, volutamente, approfondito proprio in quel contesto. Mi riferisco a un movimento di attiviste ebree che vivono in America e lottano da circa 30 anni per avere il diritto di poter pregare insieme agli uomini, di indossare quei capi che pare siano solo ed esclusivamente destinati ai maschi, e poter recitare i canti ad alta voce come fa il sesso opposto. Fondamentalmente rivendicano la possibilità di poter pregare senza subire discriminazioni. Bene! Non si è mai arrivati (e siamo quasi nel 2020) a una vera e propria concessione di un diritto universale e che non dovrebbe creare disparità di alcun tipo. Tutto questo ha praticamente eliminato la forte sensazione di sacralità che il luogo mi aveva trasmesso. Quel Muro è diventato simbolo di divisione estrema più che di unione e preghiera. Per non parlare, poi, del sentirsi continuamente la non benvenuta. Gli sguardi sfuggenti e infastiditi di chi abita questo quartiere sono insidiosi per davvero. Insomma, lungi dall’essere esperta di religione mi domando e chiedo: ma perché qui a Gerusalemme, posto in cui si celebra la vita e la spiritualità, perché proprio qui ci si sente diversi, inadeguati e fuori luogo? Dov’è l’accettazione e la condivisione? Dove’è la pace???

Il quartiere Musulmano: il lato positivo

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Scorcio del quartiere Musulmano

Il quartiere Musulmano è il più esteso di tutta la città vecchia di Gerusalemme. La sensazione appena vi si accede è quella di essere teletrasportati in una Medina nord-africana. Ecco che si apre un altro mondo in uno spazio piccolissimo. Una nuova realtà tra le mura di Gerusalemme che catapulta in un ulteriore universo di culture e tradizioni. Continuo a sottolineare questo aspetto perché è davvero impressionante come sia diversificata, a quasi 360°, la superficie del cuore di Gerusalemme. Qui tutto è più vivace, confusionario e colorato rispetto al rione ebraico e sono 3 gli edifici principali di questo luogo: la Moschea al-Aqsa, la Cupola della Roccia e la Cupola della Catena.

La Cupola della Roccia

Sorge su uno dei luoghi più contesi che esistano: Il Monte del Tempio, secondo gli ebrei, la Spianata delle Moschee per i musulmani, luogo divino per i cristiani, e domina incontestata Gerusalemme. La tradizione vuole che proprio in questo punto ebbe inizio la creazione da parte di Dio. Tuttavia, questo è davvero un incredibile capolavoro di architettura islamica che lascerebbe chiunque con gli occhi sgranati. Imponente, colorata e che si innalza nei cieli di Gerusalemme in tutto il suo incantevole splendore.

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Gerusalemme, Cupola della Roccia

Il quartiere Musulmano: il lato negativo

E anche in questo quartiere di Gerusalemme il mio punto di vista da non credente ha generato una serie di perplessità. Si entra, anche qui, sorpassando un metal detector. Capisco che sia necessario visto il clima di tensione, ma sicuramente tutto questo non trasmette una delicata armonia, ma del resto non è l’unico posto al mondo in cui esistono questi sistemi di sicurezza. La sensazione si è amplificata non appena ho notato un gruppo di turisti ebrei scortati dalla polizia mentre solcavano la spianata. A me personalmente non è capitato, ma c’è chi è pronto a giurare che, spesso e volentieri, queste persone siano accolte da grida di uomini, donne e bambini (sì, persino bambini).

Allah è grande!”, è questo che viene urlato più spesso e lo fanno fortissimo. Ora, non sto qui a giudicare se lo sia o meno, sto “criticando” un comportamento che non dovrebbe essere concesso in una città che della spiritualità, qualunque essa sia, fa il suo messaggio principale. La triste realtà è che, purtroppo, qua le persone non sono molto inclini al dialogo, e anche questo ti fa sentire un vero e proprio outsider. E no, io non ci vedo nessuna legge morale religiosa in tutto questo!

Il quartiere Cristiano: il lato positivo

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La Via Dolorosa

Il quartiere Musulmano e quello Cristiano sono legati dal passaggio di una strada di grande interesse per la religione cattolica: La Via Dolorosa (meglio conosciuta come Via Crucis). Secondo la tradizione questo tragitto è quello che ha condotto Gesù verso la Crocifissione. Ci si creda o no, è piuttosto toccante fare questo percorso e fermarsi nelle stazioni in cui Cristo sostava con tanto di croce sulle spalle. Lo è per davvero, perché essere una non credente non vuol dire pensare che Gesù non sia mai esistito, anzi! Io credo fortemente nella passata esistenza di questo uomo, ma sono convinta che la sua vita non si sia svolta come ce la insegnano. Penso che fosse un uomo come gli altri, che voleva trasmettere un messaggio di pace e condivisione che venne manipolato al fine di poterlo uccidere. Per cui, osservare questa strada e passarvi attraverso ha fatto venire i brividi anche a me.

Il Santo Sepolcro

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La facciata della Basilica del Santo Sepolcro

Una Chiesa fondamentale per i cristiani in quanto sostengono che proprio qui Gesù Cristo sia stato crocifisso, sia morto e poi risorto. L’architettura esterna l’ho trovata piacevole, l’arredamento interno eccessivo. Ma questi sono gusti personali. Ad ogni modo, le cose da poter visitare qui sono:

  • Pietra dell’Unzione: dove il corpo di Gesù è stato unto prima di essere sepolto;
  • La Rotonda: il punto in cui la pianta della chiesa è circolare e coperto da una cupola;
  • L’Edicola: il vero e proprio Sepolcro composto dalla pietra in cui venne infilzata la croce e la tomba di Cristo;
  • Cappella di Sant’Elena: situata al piano inferiore;
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Rotonda ed Edicola

Il quartiere Cristiano: il lato negativo

Si avverte maggiore familiarità, almeno per noi italiani, qua nel quartiere cristiano rispetto a quelli sopracitati. Però anche qui la mia vista su Gerusalemme da non credente ha notato un sacco di piccole contraddizioni. La Via Dolorosa, per esempio, è un susseguirsi di bancarelle che celano violentemente il significato religioso di questo tragitto. Il Santo Sepolcro, invece, la sacralità la perde completamente. La quantità di persone che si appresta a visitare questo posto è innominabile e un volume enorme di oro e argento trasforma il luogo di culto in una sagra dello sfarzo. Per non parlare poi, della luce quasi inesistente all’interno della Basilica, delle croci e Madonne a coprire la tomba di Gesù a tal punto da non renderla visibile (vi ricordate sì che dentro non c’è sepolto nessuno?!). Persone che si tuffano come se fosse una piscina sulla Pietra dell’Unzione con tutti gli oggetti che possiedono per cercare di portarsi a casa non saprei dirvi che, nessun prete, o chi per lui, a chiedere silenzio in un luogo come questo e tutti lasciati ad urlare e sbraitare quanto vogliono. Ma ciò che ho trovato più assurdo è che non ci sono panche per raccogliersi a pregare. Niente! Una bolgia coperta di cianfrusaglie e ori. Questo mi ha lasciato il Santo Sepolcro, purtroppo.

La parte esterna di Gerusalemme vista da una non credente

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Vista della città Santa

Non ho avuto molto tempo per visitare ciò che si trova al di fuori della città Vecchia. C’è sicuramente moltissimo da vedere, tra cui il Monte degli Ulivi. Fatto sta che anche all’esterno delle mura la situazione è tutto fuorché spirituale. Anzi, alla vista di una non credente Gerusalemme diventa quasi metafora di coercizione. Oltre al caos estenuante, di cui vi ho parlato precedentemente, c’è anche un insieme di check-point e di uomini, donne e ragazzi di appena 20 anni con il mitra in mano. E no, non fanno paura, fanno ben altro.

Capisco che dietro a tutto questo ci sia una situazione politica che non sto qua ad affrontare (anche se religione e politica vanno di pari passo), ma non può essere un clima di scontri e controlli quello che si respira nel posto considerato la culla delle religioni. Per non parlare poi, che a 10 chilometri da Gerusalemme si trova Betlemme con il filo spinato, posti di blocco con armi fino al collo e il vergognoso Muro di Separazione.


E’ stata davvero dura per me scrivere questo pezzo. Un po’ perché si parla di una città di un’importanza storica enorme, un po’ perché ci sono troppi aspetti da approfondire, ma soprattutto perché non è facile raccontare Gerusalemme dal punto di vista di una non credente.

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Colori

Ci tengo a precisare che questo blog post è il frutto della mia esperienza e delle mie emozioni ed è ben lontano dal voler giudicare la situazione politica o il credo di ognuno di noi. E’ solo la testimonianza di una persona che sperava di avvertire della vera spiritualità e che alla fine si è trovata a fare i conti con una serie di cose che trasmettono il contrario. Gerusalemme è ben lontana dall’essere la città della pace, moltissimo. Non so quante generazioni dovranno ancora passare prima di instaurare un vero rispetto tra religioni ed etnie. Quello che so è che l’odio dei padri viene ancora trasmesso ai figli costretti ad indossare abiti neri o a urlare contro gli ebrei! Un’altra cosa che so è che l’equilibrio è così precario che basta una minima scintilla a far diventare un’incomprensione una totale impossibilità di dialogo.

Per concludere, questa città è meravigliosa, soprattutto perché sembra costellata di universi differenti a pochi metri l’uno dall’altro, ma non è sacra! O meglio, non è in grado di trasmettere spiritualità e sacralità. Riesce a farlo un minimo perché ci sono dei luoghi (tra l’altro contesi da tutti) a cui è stata data una certa importanza storica e religiosa. Ma per il resto è solo attesa del prossimo conflitto.

Da vedere e da vivere Gerusalemme, non c’è dubbio! Ma a personalmente non ha arricchita spiritualmente, anzi, mi ha sedotta e abbandonata.

P.s.: se qualcuno di voi ha il suo punto di vista su Gerusalemme da non credente o da religioso sono ben felice di ascoltarlo. C’è sempre qualcosa di nuovo da imparare e capire.

Alla prossima :*

6 risposte a “Gerusalemme vista da una non credente”

  1. Nemmeno io sono credente ma a Gerusalemme era da un po’ che ci volevo andare. Non saprei dirti il perché, ma da tantissimo tempo avevo il desiderio di visitarla, magari forse proprio perché è un mix di culture, religioni, lingue diverse?
    In ogni caso, ho provato grosso modo le tue stesse sensazioni. A tratti mi sono ritrovata a pensare cosa intendiamo veramente quando parliamo di fanatismo religioso. Perché davanti alla Pietra dell’Unzione non potevo credere a tutte quelle persone che sfregavano qualunque cosa sulla pietra. E soprattutto davanti ai gruppi “vacanza-pellegrinaggio” dalla Romania con delle donne che erano il doppio di me e mi hanno letteralmente presa a gomitate nei reni e nelle costole per farmi uscire dalla coda davanti all’edicola. Ci sono riuscite a sbattermi fuori, e ho protestato con il loro prete/tour leader che si è voltato dall’altra parte. Alla faccia della carità cristiana!
    A parte questo, ci sono davvero tanti contrasti, ma mi è piaciuta molto 🙂

    1. Ciao Silvia,

      e grazie du cuore per aver condiviso il tuo pensiero. Immagino la tua frustrazione di fronte a una situazione del genere, sono circostanze spiacevoli, soprattutto in certi contesti! Ad ogni modo, condivido il tuo pensiero. Anche io l’ho trovata bellissima, solo che non ho avvertito la spiritualità che pensavo di trovare come è successo altrove. Bisognerebbe aprire una lunga discussione al riguardo che, probabilmente, genererebbe una serie di polemiche che questo blog post non vuole scatenare, ma di motivazioni ne ho tante nella testa. Grazie di nuovo per il tuo prezioso punto di vista 🙂

  2. Complimenti Serena, bellissimo post! L’ho letto con grande interesse visto che sono da poco tornata da Gerusalemme e mi ha confortato rendermi conto che non sono l’unica ad aver provato certe sensazioni. Di Gerusalemme avevo sentito parlare come di una città che ti sconvolge e ti incanta, ma personalmente ho provato sensazioni contrastanti e mi è risultato molto difficile anche scriverne sul blog. La spiritualità l’ho avvertita solo toccando il muro del pianto, ho percepito invece i conflitti latenti e molta mercificazione. In ogni caso è una città davvero troppo complessa da poter capire in pochi giorni. Mi ha lasciato la voglia di tornarci per scoprirla più a fondo.

    1. Ciao Silvia!
      Che piacere leggere che io non sia la sola ad aver avvertito certe sensazioni ed emozioni! Gerusalemme è sicuramente un città molto complessa, su questo non c’è dubbio! Però ecco, io più che spirituale e sacra l’ho trovata una enorme forzatura. Vado a leggere il tuo blog e grazie di cuore per i complimenti :*

  3. Ero proprio curiosa di leggere questo post perché anche io non sono credente. Gerusalemme non mi attira dal punto di vista della pratica religiosa, è vero, ma spero di visitarla presto perché vorrei capire anche io che sensazioni evoca un posto così.
    Il tuo articolo è stato una lettura molto interessante, grazie!

    1. Grazie a te Elisa,
      per essere passata e per le tue parole! Gurusalemme va comunque visitata a prescindere dal credo perché è davvero molto bella, però ecco…secondo me manca di vera sacralità. Fammi sapere quando andrai e che sensazioni ti evocherà 🙂

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